PER RIPRENDERCI LA NOSTRA DIGNITA'

sabato 2 aprile 2011

2 APRILE: RASSEGNA STAMPA

Cronaca in breve | Agrigento | 2 Apr 2011 | 13:31

"Il nostro tempo adesso" fa tappa anche ad Agrigento

Giorno 4 aprile alle 11, presso la “casetta” della Cgil in via Matteo Cimarra 29, si terrà una conferenza stampa, tenuta dal segretario del Circolo "Berlinguer" del Pd di Agrigento, Epifanio Bellini, dal segretario delle politiche giovanili della Cgil, Ilenia Capodici, dal rappresentante dell’Idv, Angela Musumeci dal rappresentante di Sel, Rosario Castellana dal rappresentante del Comitato “Se non ora quando”, Giovanna Grisafi, dal rappresentante dell’ArciGay di Agrigento, Leandra Monachino dal rappresentante del “Popolo Viola”, Silvia Greco, per la presentazione dell'iniziativa "Il nostro tempo è adesso" che si terrà nelle principali piazze italiane giorno 9 aprile, tra cui Agrigento.

Torna in piazza il popolo della pace contro l’intervento militare in Libia

Roma - Appuntamento per le 15 a Piazza Navona, il popolo della pace torna a farsi sentire, questa volta il grido di “pace pace”, sarà rivolto contro l’intervento militare in Libia. Nessuna bandiera di partito, anche se l’appello è stato accolto da Sel e Federazione della Sinistra, solo i colori della Pace.

Emergency – Nella manifestazione sfilerà in prima Emergency. I promotori fanno sapere infatti che “Emergency è contro la guerra, contro tutte le guerre. Ce lo impongono la nostra esperienza, la nostra etica e la nostra cultura, la nostra umanità prima ancora che la nostra costituzione. chiediamo che tacciano le armi e che si riprenda il dialogo, anche attraverso l'invio degli ispettori delle nazioni unite e di osservatori della comunità internazionale; chiediamo l'apertura immediata di un corridoio umanitario per portare assistenza alla popolazione libica”.
Il riferimento è chiaro, la proposta di Gheddafi all’Europa di inviare gli ispettori dell’Onu per rendersi conto della situazione, è purtroppo caduta nel vuoto.
Si conclude così il documento stilato da Emergency e che è, di fatto, la base programmatica della “mobilitazione nazionale” di oggi in tutta Italia contro la guerra in Libia.
Il popolo della pace - Il "Popolo della pace", quindi, torna a farsi sentire anche nel nostro paese con una pubblica mobilitazione alla quale hanno già aderito numerose sigle della società civile e personaggi del mondo della cultura. Cuore della giornata contro la guerra, la centrale e storica piazza Navona a Roma che vedrà raggrupparsi dalle 15 i pacifisti.
Altre città coinvolte Milano, Napoli, Torino. Ma presidi saranno allestiti anche davanti alle basi militari di Aviano e Sigonella. Tra le sigle che hanno già aderito all'iniziativa: Libera, Il popolo viola, Associazione per la pace, Fiom, gruppo Abele, Arci, Anpi e Anpas.A sottoscrivere l'appello di Emergency, invece, personalità quali don Luigi Ciotti, Renzo Piano, Maurizio Landini, Massimiliano Fuksas, Carlo Rubbia, Luisa Morgantini, Alex Zanotelli. In piazza, ci saranno alcune sigle di partiti politici quali SeL, Pdci, Federazione della Sinistra.

Matteo Oliviero


Strada chiama a raccolta i pacifisti:
«Quando si bombarda è guerra»

A Piazza Navona con Emercency Vergassola, Vauro, Moni Ovadia. Presidi «no War» a Sigonella e Aviano


La manifestazione a Piazza Navona (Ansa)
ROMA - «La guerra non si può umanizzare. Si può solo abolire». I pacifisti si appropriano della frase detta dal fisico Albert Einstein e scendono in piazza a Roma per protestare contro la guerra in Libia. Sono alcune centinaia le persone radunate a piazza Navona che hanno raccolto l'invito lanciato da Emergency per una manifestazione nazionale. In mano, bandiere arcobaleno della pace e bianche con le tre strisce rosse che formano la «E» di Emergency, tutti uniti contro ogni forma di violenza e di violazione dell'articolo 11 della Costituzione italiana. Così i pacifisti hanno deciso di mostrare la loro contrarietà alla guerra.

Gino Strada (Ansa)
«ABOLIRE GUERRA CONE SCHIAVITU'» - Sul palco accanto al fondatore di Emergency Gino Strada molti personaggi della cultura e dello spettacolo che hanno dato il loro appoggio all’iniziativa: Amanda Sandrelli, Moni Ovadia, Vauro Senesi, Dario Vergassola e Frankie Hi Energy. Nel corso della manifestazione hanno letto brani contro la guerra di autori come Hannah Arendt, Gianni Rodari, Bertrand Russell e Bertolt Brecht. «Gheddafi, quello stesso tiranno che ora si sta combattendo - ha detto Moni Ovadia durante il suo intervento sul palco - l'avevano messo all'Onu nella Commissione diritti umani. Questa guerra non è umanitaria. Un aggettivo, quest'ultimo, che non è altro che una foglia di fico». Quando si bombarda si chiama guerra - ha commentato il fondatore di Emergency, Gino Strada - poi si possono utilizzare tutti gli aggettivi, ma rimane sempre guerra. Il problema non è cosa si può fare ora ma cosa si poteva fare in questi anni. Cos'ha fatto la politica? Si sarebbero potuti spedire degli ispettori eppure con la Libia in questi anni si è trattato». Il fondatore di Emergency ha aggiunto: «Utopista non è un insulto, nessuno si meraviglia più di nulla, neppure del nostro presidente del Consiglio. Bisogna abolire la guerra come è stata abolita la schiavitù a suo tempo».
Contro la guerra
                  
ADESIONI - Gino Strada, fondatore di Emergency e primo firmatario dell’appello, ha raccolto da subito decine di adesioni fra le associazioni della società civile. Così, assieme ad Emergency, alla mobilitazione hanno aderito la Fiom, Legambiente, Libera, oltre a Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia Libertà e diverse sigle studentesche. Ma non solo nella capitale si sfila per la pace: manifestazioni anche a Milano, Torino, Bologna e Napoli, e presidi “No War” davanti alle basi militari di Sigonella e Aviano.

IL TESTO DELL'APPELLO - «Ancora una volta i governanti hanno scelto la guerra. Gheddafi ha scelto la guerra contro i propri cittadini e i migranti che attraversano la Libia. E il nostro Paese ha scelto la guerra "contro Gheddafi": ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria. Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. Ogni "guerra umanitaria" è in realtà un crimine contro l'umanità. Se si vuole difendere i diritti umani, l'unica strada per farlo è che tutte le parti si impegnino a cessare il fuoco, a fermare la guerra, la violenza, la repressione. Nessuna guerra è inevitabile. Le guerre appaiono a un certo punto inevitabili solo quando non si è fatto nulla per prevenirle. Appaiono inevitabili a chi per anni ha ignorato le violazioni dei diritti, a chi si è arricchito sul traffico di armi, a chi ha negato la dignità dei popoli e la giustizia sociale. Appaiono inevitabili a chi le guerre le ha preparate. Nessuna guerra è necessaria. La guerra è sempre una scelta, non una necessità. E' la scelta assurda di uccidere, che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica, che genera "cultura di guerra". “Questa é dunque la domanda che vi poniamo, chiara, terribile, alla quale non ci si può sottrarre: dobbiamo porre fine alla razza umana o deve l'umanità rinunciare alla guerra?” Dal Manifesto di Russell-Einstein, 1955 Perché l'utopia diventi progetto, dobbiamo innanzitutto imparare a pensare escludendo la guerra dal nostro orizzonte culturale e politico. Insieme a tutti i cittadini vittime della guerra, della violenza, della repressione, che lottano per i diritti e la democrazia. “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire.” Albert Einstein».
red. on.
02 aprile 2011

Migranti: Alfano a Ue, flusso epocale

Se Francia continua a bloccare immigrati non esiste cooperazione

02 aprile, 21:17
(ANSA) - RIVA DEL GARDA (TRENTO), 2 APR - 'Se la cooperazione si traduce nel blocco degli immigrati che vanno in Francia allora ci devono spiegare l'idea di Unione europea che hanno i Paesi fondatori dell'Unione Europea'. Cosi' il ministro della Giustizia Alfano commenta l'atteggiamento dell'Europa sull'immigrazione. Il ministro sottolinea che l'Europa dovrebbe capire che ci troviamo di fronte a un flusso epocale e se non lo capisce vuol dire che la moneta unica e il mercato unico non hanno portato a creare un popolo.




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