PER RIPRENDERCI LA NOSTRA DIGNITA'

lunedì 4 aprile 2011

Verbale riunione Comitato 13 febbraio del 31.03.2011

COMITATO 13 FEBBRAIO "SE NON ORA QUANDO?" ANCONA

Verbale riunione di data 31.03.2011, sala I Circoscrizione Via Cialdini 26, ore 21.
Sono presenti alla riunione: Giuliana, Aurora, Marina, Paola, Sally, Carla, Stefania, Francesca, Lidia, Monica, Patrizia, Emanuela.
Giuliana apre la riunione innanzitutto portando i saluti di diverse amiche del Comitato che sono assenti per motivi di saluti o per altri impegni. Di seguito introduce gli argomenti in discussione questa sera:
-         partecipazione di alcune donne del Comitato alla manifestazione "LA GUERRA NON SI PUO' UMANIZZARE, SI PUO' SOLO ABOLIRE." organizzata da Emergency a Roma sabato 2 aprile: opportunità che venga portato a Roma lo striscione rosa del Comitato;
-         esigenza, emersa nel gruppo di fb, di manifestare in qualche modo l’indignazione per ciò che sta succedendo in Parlamento con la discussione della proposta di legge sul processo breve;
-         qual è l’identità del Comitato 13 febbraio?
-         aggiornamenti sull’organizzazione dell’evento pubblico “Donne a confronto tra pace e guerra” (titolo provvisorio).
Giuliana fa presente che per quanto riguarda la proposta di portare lo striscione del Comitato a Roma, gli interventi su fb sono stati favorevoli. Di seguito interviene Emanuela che desidera porre una questione di metodo: per affrontare la questione “Cos’è il Comitato 13 febbraio” non è sufficiente una riunione serale, ci vuole un tempo più ampio, mezza giornata , una giornata intera magari una domenica, per poter discutere tutte insieme.
INIZIA UN GIRO DI INTERVENTI SULLA PARTECIPAZIONE IN RAPPRESENTANZA DEL COMITATO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 2 APRILE A ROMA.
Aurora e Marina si dichiarano d’accordo a partecipare con lo striscione, Paola interviene per esprimere il suo sostegno, anche attraverso un intervento armato, ai ribelli libici.
Aurora: “La parola pace può assumere tanti significati e se tutti sono d’accordo con la fine dei bombardamenti da entrambe le parti, allora può avere senso che il Comitato partecipi alla manifestazione.”
Marina: “L’intervento del Comitato per me è giusto, anche perché questa guerra non è umanitaria ma nasconde dei precisi interessi economici.”
Giuliana legge l’appello di Gino Strada: “Mi riconosco completamente nelle parole di Gino Strada. Pensiamo solo ai danni e alle morti di civili che questa guerra sta provocando, a tutto l’uranio che viene scaricato con il lancio dei missili, uranio che nei prossimi anni provocherà tumori, malattie e malformazioni nella popolazione.”
Sally: “Sono d’accordo a partecipare alla manifestazione del 2 aprile. Dobbiamo considerare che in gran parte dei Paesi africani ci sono regimi, e spesso i ribelli di turno sono armati da altri gruppi di potere che mirano a scalzare un regime per sostituirlo. Basta pensare agli Stati dell’Africa Centrale (ad es. Camerun, Liberia, Sierra Leone, Congo), dove al momento c’è molta agitazione:  sono tutti territori ricchi di risorse naturali e materie prime e le armi alle diverse fazioni vengono fornite dall’Occidente. (Ricordiamo il conflitto Hutu-Tutsi, dietro cui c’erano Francia e Belgio…). E’ necessario avviare azioni diplomatiche e politiche e non interventi armati per risolvere i conflitti, anche perché in questi Paesi c sono moltissime etnie diverse, e una guerra diventa una guerra tra etnie e quindi diventa un disastro. E alla fine, andato via un dittatore ne arriva un altro, perché così fa comodo alle potenze occidentali.”
Carla: “Sono d’accordo con la manifestazione e mi piacerebbe essere rappresentata dal Comitato con lo striscione, ma mi chiedo se effettivamente c’è un Comitato , un organismo che possa decidere tale partecipazione. Quali sono le persone che possono parlare e  decidere per il Comitato? Forse la vera questione è questa.”
Stefania: “Sono d’accordo con Carla, qual è la vera rappresentanza del Comitato?”
Francesca: “Mi ritrovo in toto nell’appello di Emergency, nel pacifismo militante, però resta il problema di chi deve e può decidere per il Comitato. E’ vero però anche che non si può negare che quando un popolo insorge è giusto sostenerlo.”
Stefania ripete la domanda: “Noi presenti qui stasera possiamo rappresentare tutte?”
Lidia: “Non dobbiamo dimenticare chi siamo, siamo un comitato, niente di più e niente di meno. Domenica scorsa a Torino c’è stata la Conferenza Nazionale dell’ANPI con interventi e discussioni relative al conflitto in Libia, e il documento prodotto alla fine del dibattito è risultato molto articolato e ha tenuto conto di diversi aspetti  e posizioni. Ma noi non siamo un’organizzazione così, siamo un comitato, cioè ci riuniamo senza aver avuto un momento “fondativo”, una carta di intenti, e comunque è normale avere delle difficoltà all’inizio. Io andrò alla manifestazione del 2 a Roma perché sento un impulso fortissimo ad esserci, e se ero contraria anche a tutte le guerre precedenti, sono ancora più contraria a questa. Non per un rifiuto a priori delle violenza (per difesa ad esempio, se si viene aggrediti) ma perché la Libia sembra un Paese spaccato a metà, mentre è diverso quello che è successo in Tunisia ed in Egitto. E’ sicuramente giusto che il popolo possa ribellarsi ed io sono solidale con i ribelli, ma questo non c’entra nulla con l’intervento dell’Occidente che porta solo maggiori danni, bombardamenti e vittime (pensiamo a cosa è successo in Afghanistan ed Iraq). Sono convinta che con questa guerra si vuole anche “normalizzare” il fenomeno delle ribellioni nei Paesi Arabi. La Libia non fa gola solo per il petrolio ma anche perché può diventare un ponte per il centro dell’Africa. Io vado convinta a Roma ma non trovo opportuno portare lo striscione, non mi sembra corretto perché questa partecipazione non rappresenterebbe tutte le donne che hanno aderito al Comitato.”
Monica: “Concordo con Emergency, le donne devono e possono trovare soluzioni diverse dalla guerra, ma non sono sicura che sia giusto portare lo striscione. Rappresentiamo tutte?”
Patrizia: “Il problema della rappresentanza è un problema annoso per le donne, ed è un problema grosso. Lo è già in situazioni strutturate ed il Comitato non lo è. Forse dovevamo darci subito una struttura agile  quando ci siamo incontrate la prima volta. Forse si doveva farlo già il 13 febbraio, in quell’occasione sono stati raccolti dei soldi, c’è stato un riconoscimento da parte della gente. Decidere stasera chi rappresenta chi….Ha senso uno striscione che rappresenta il “Se non ora quando” e quello che è successo il 13 febbraio, e quindi da una parte sarebbe giusto esserci ad una manifestazione come quella del 2 aprile. Dall’altra parte forse noi gruppo di Ancona ancora non sappiamo bene chi siamo. Tornando alla questione delle competenze, penso che la vera lezione di storia sia quella che ha fatto stasera Sally. La storia è un luogo dove si può discutere, non è come la fisica nucleare…Sulla pace e sulla guerra: manifestazioni di questo tipo servono non tanto per manifestare contro, quanto per dire che la politica si sta palesando su queste questioni in un modo difficile da capire. Non si riesce più a capire cosa realmente accade, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino e dopo l’11 settembre. Bisogna esserci per far capire alla politica internazionale che vogliamo altri orientamenti, che c’è una volontà popolare che vuole qualcosa di diverso, anche se tutto questo suona purtroppo molto impotente. Non so se lo striscione può essere portato in rappresentanza, ma se nella manifestazione ci sarà uno “spazio” per il “13 febbraio”, questo sarà giusto e importante."
Emanuela: “Condivido le parole di Emergency, e proprio per la totale assenza di struttura del Comitato e l’informalità del gruppo, non vedo molto il problema della “rappresentanza”, forse è un non problema.”
Giuliana: ”Se avessimo avuto uno statuto, ci sarebbe stato scritto che il Comitato è nato per difendere la dignità di uomini e donne, ed in nessuna situazione più che in guerra la dignità di una donna viene sacrificata. Le parole dette il 13 febbraio erano parole di “pace”, anche se di “ribellione”. Ed è anche importante continuare a far “vedere” che io 13 Febbraio c’è, visto che ci stanno accusando di essere un movimento che c’è stato una volta e dopo si è sciolto….portare lo striscione non sarebbe rappresentare pochi, e comunque sarebbe un modo per esserci di nuovo ed essere visibili come “13 Febbraio”. In questo primo mese e mezzo di attività del comitato abbiamo cercato un linguaggio comune, e forse lo stiamo trovando, un linguaggio che ci serve per comunicare e per decidere insieme, dato che veniamo tutte da esperienze molto diverse.”
Aurora: “Dobbiamo darci dei valori comuni, un minimo comune denominatore che ci tenga unite. Dopo la riunione con Macello Sonnino ho letto molte volte l’art.11 della Costituzione, ho pensato alla Resistenza, e persone che hanno partecipato alla Resistenza hanno poi anche detto che ripudiano la guerra. Il pacifismo deve essere praticato, ma il movimento pacifista negli ultimi anni si è “assopito”, mentre invece dovrebbe essere davvero militante, la cultura pacifista deve essere più incisiva… Uno dei valori fondanti del Comitato deve essere il pacifismo, non passivo ma inteso come pratica di vita che caratterizzi gli anni futuri."
SI CONCLUDE IL GIRO DI INTERVENTI, INIZIA UNA BREVE DISCUSSIONE
Paola: “Non capisco ( e lo dico un po’ come una provocazione) in realtà cosa ci sia di diverso tra il decidere qui stasera se portare o no lo striscione a Roma il 2 aprile  e le altre decisioni che il Comitato ha preso nelle precedenti riunioni?”          
Lidia: “C’è in realtà una grossa differenza, e cioè io so che molte delle donne che fanno parte del gruppo, o almeno della mailing list, sono d’accordo con l’intervento armato in Libia, e questo è un problema.”
Paola: “Il punto è un altro, il punto è che io sento un elemento di crisi in questo Comitato 13 febbraio, che comitato neppure è. Mi chiedo se vale la pena dedicare del tempo a questo “comitato che non è un comitato”, se c’è un respiro in questo,  o se questo respiro l’ha già perso…"
Giuliana: “Siamo un gruppo di donne con molte cose in comune, un gruppo che si sta definendo. Certamente tutte noi abbiamo molti altri impegni e poco tempo a disposizione, ma io non vedo crisi nel Comitato. Il problema semmai è che intorno a noi le cose vanno troppo veloci e ci sono troppe cose da fare."
Marina: “Penso che per poter coinvolgere gli altri prima dobbiamo essere “coinvolte” noi, nel senso che mi sembrerebbe importante se ci conoscessimo di più tra di noi, se ci “raccontassimo”un po’. Io ancora non conosco neppure tutti i nomi di chi partecipa alle riunioni.”
Lidia: “Mi chiedo se siamo un fenomeno passeggero nato sull’onda di un momento, di un bisogno di manifestare qualcosa, o se siamo destinate a durare. In parte sicuramente c’è stata una spinta diciamo popolare che ha prodotto il 13 febbraio, ma dietro c’è stata anche e comunque una forte organizzazione. Le difficoltà che ha il Comitato mi sembrano quindi normali.”
Giuliana: “Non mi piace molto questa idea del “raccontarsi”, la conoscenza viene strada facendo…Noi dobbiamo invece fare, il problema è che c’è troppo da fare.”
Paola:  “Noi dobbiamo lavorare per noi, non per gli altri. Dobbiamo diventare “forti” noi, poi gli altri ci seguiranno.”
Lidia: “Io ripartirei dal primo verbale fatto in occasione della prima riunione dopo il 13 febbraio, secondo me lì possiamo trovare la chiave per capire chi siamo e che obiettivi abbiamo. Se non sbaglio si era detto che il problema adesso non è solo Berlusconi e mandare via Berlusconi, il vero problema è la cultura de berlusconismo in Italia….”
FINISCE LA DISCUSSIONE, PASSIAMO VELOCEMENTE (VISTA L’ORA…) A VALUTARE ALCUNE QUESTIONI ORGANIZZATIVE.
Si decide di fissare la prossima riunione per giovedì 07 aprile ore 18, la sede è da definire.
Aurora ha contattato Lidia Menapace che si è detta disponibile a partecipare all’evento pubblico sulla pace e sulla guerra. Il giorno scelto per l’evento è martedì 26 aprile alle ore 18. Aurora telefonerà quindi alla Menapace per poter confermare questa data.
Viene anche proposto di individuare la giornata da dedicare alla definizione dell’identità del Comitato 13 febbraio. Deve essere un momento di riflessione più lungo e anche più rilassato, magari stando insieme anche a pranzo. Una possibile data indicata è domenica 17 aprile.
Sabato 9 aprile in piazza del Papa  parlerà la Camusso, a conclusione di una serie di iniziative organizzate dalla CGIL nelle Marche con titolo “In marcia per il lavoro”. Sally si incarica di richiedere uno spazio per un intervento del Comitato 13 febbraio. Viene proposto a Marina di leggere un intervento, proposta ancora da definire.
E’ ORMAI MEZZANOTTE, SIAMO TUTTE MOLTO STANCHE E DESIDEROSE DI ANDARE A DORMIRE. E’ STATA UNA SERATA LUNGA ED INTERESSANTE, CHE HA PRODOTTO MOLTI SPUNTI DI RIFLESSIONE.
LA RIUNIONE SI CHIUDE.

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