PER RIPRENDERCI LA NOSTRA DIGNITA'

domenica 17 aprile 2011

17 MARZO: RASSEGNA STAMPA

Asor Rosa è isolato? No, molti intellettuali sognano quel golpe...



Grazie professore. Alberto Asor Rosa non è impazzito. Non è un vecchio intellettuale burbero e con deliri golpisti. Il professore è lucido, è sincero, e scrive esattamente quello che pensa. Quello che ha messo nero su bianco sul Manifesto non è neppure una provocazione, i carabinieri, la polizia, il Parlamento da congelare, tutto il potere ai magistrati, la dittatura non più proletaria ma in cappa e spada è tutta roba vera. Asor Rosa scrive esattamente quello che pensa. È il suo sogno. È la sua speranza. È la sua soluzione politica. Il professore sostiene che per affermare la sua democrazia deve cancellare quella degli altri. O meglio. Quella degli altri non è democrazia. Berlusconi può ricevere tutti i voti che vuole ma per lui, e per quelli come lui, sarà sempre un dittatore. È chiaro che questa è una questione di fede. Lui la pensa così e basta. Per farlo smettere dovete dimostrargli che sbaglia. Altrimenti farà il golpe. Ma come si fa a dimostrare a Torquemada che le streghe non esistono?
Asor Rosa ha però un merito: dice in piazza quello che molti sussurrano o dicono solo tra mura amiche, magari a cena, indignandosi, mandando al macero la Costituzione, la libertà e quelle menate sulla democrazia. Il professore è insomma il vero volto della milizia anti Cav. Non è una questione solo politica. È qualcosa di più profondo, viscerale, è rabbia, frustrazione, intolleranza, ossessione, odio pazzo e disperato verso qualsiasi cosa puzzi solo lontanamente di berlusconismo. Non ci sono mezze misure. È guardare negli occhi gli altri e vedere in loro una razza non del tutto umana. Fino a un paio di anni fa riuscivano in qualche modo a frenare questo sentimento nero. Ormai non ce la fanno più. Contano i giorni che mancano alla fine del berlusconismo. Vomitano disprezzo su chi vota, sulla massa indegna e misera e ignorante e meschina, corrotta, moralmente inferiore. Sono arrivati alla conclusione che la democrazia è un’aberrazione: non fa governare le minoranze illuminate. E allora urlano: che crepi la democrazia. Viva il golpe dei giusti. Viva i gendarmi. Viva i colonnelli.
Questi discorsi sono pane quotidiano. Sono idee che trovi sul volto di vecchi amici e li guardi con occhi sgranati, ma poi ti accorgi che non scherzano. È più forte di loro. E quello che dicono lo trovano sacro, condiviso dalla gente che frequentano, da scrittori e giornalisti, da professori universitari e burocrati di Stato. Sei tu lo strano, il cieco. Se non ora quando? Come fai a non capire? Chiamala come vuoi ma questa è una dittatura. Eccoli quelli che pensano le stesse cose di Asor Rosa ma non hanno la faccia di dirlo a chiare lettere. «Questa cricca - come scrive Stefano cappellini, direttore del Riformista - che non sa più cosa sia lo Stato di diritto, se mai l’ha saputo». Questo cast di tribuni che continua a perdere contro Berlusconi perché non sa più vivere senza di lui. Cosa è rimasto della sinistra se non lo specchio ostile di Berlusconi? Una volta superata la frontiera mentale del golpe non sapranno più tornare indietro. In odio a Berlusconi hanno distrutto la loro identità: idee, valori, progetti, futuro. Sono il vuoto, l’altro, l’indefinito. Sono un numero negativo. Sono l’antimateria. Sono antidemocratici.


Brindisi, 16/04/2011

No al CDR: Italia dei Valori aderisce alla manifestazione

Ci sarà anche l'Italia dei Valori provinciale, alla manifestazione che oggi, 16 aprile, vedrà scendere in piazza cittadini, movimenti ed associazioni contro la combustione dei rifiuti nella provincia brindisina.
Continuando a sostenere, con convinzione, tutte le battaglie per la difesa della salute e dell'ambiente da sempre considerata una priorità, infatti, il coordinamento provinciale Idv condivide a pieno le motivazioni che hanno spinto il Movimento "No al Carbone", Medicina Democratica, Rinascita Civica Brindisina, Senonoraquando, Associazione Mamadù, A.N.P.I a richiamare, ancora una volta, l'attenzione sul serio problema ambientale del Brindisino.
"Inaccettabile l'eventualità di un'altra fonte inquinante, questa volta a Combustibile Da Rifiuti (CDR), nel territorio della nostra provincia, già oppressa da una produzione energetica che genera innumerevoli veleni. Il rischio di emissioni di diossina da una centrale a CDR è qualcosa a cui l'Italia dei Valori, accanto alle associazioni ambientaliste, si oppone con determinazione, ritenendo che nessun altro criterio possa prevalere sul principio di salvaguardare la salute pubblica, peraltro già danneggiata per molti brindisini": lo dichiara il coordinatore provinciale Idv Lorenzo Caiolo.
Aggiunge: "Bruciare la spazzatura non può essere la soluzione. Va migliorato e reso più efficace il servizio di raccolta differenziata. Vi sono significative e diffuse esperienze che si ispirano al Progetto Rifiuti Zero. La Regione, la Provincia e il Comune devono impedire, in ogni modo, questo nuovo scempio.
A tal proposito l'intero coordinamento provinciale impegna i suoi rappresentanti (Nicastro-assessore regionale, Schiavone, Gianfreda, Mazza e Gianfreda-consiglieri regionali e Giunta-consigliere comunale) ad assumere iniziative concrete che recepiscano le istanze urgenti della suddetta mobilitazione.
Se ciò non dovesse avvenire, sarebbe grave ed offensivo nei confronti dei cittadini che hanno espresso il voto al nostro partito. Mennitti, Ferrarese, Vendola e Nicastro devono agire meglio per la difesa degli interessi dei cittadini brindisini.
Noi dell'Idv, per questo, scenderemo in piazza, onorando il dovere, come forza politica, di assumere e promuovere azioni e decisioni coerenti e di informare e sollecitare i cittadini a sostenere posizioni contro scelte amministrative che graveranno pesantemente sull'intera comunità".
Conclude:"Ringrazio di cuore quanti si adoperano in modo concreto per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente della provincia di Brindisi".

COMUNICATO STAMPA ITALIA DEI VALORI - COORDINAMENTO PROVINCIALE DI BRINDISI


Al Festival del Giornalismo tornano donne, media e potere



Anche quest’anno al Festival Internazionale del Giornalismo si è parlato di Donne, Media e Potere, in un incontro al quale hanno partecipato Susanna Camusso, segretario generale CGIL, Concita De Gregorio, direttore de L’Unità, Irene Tinagli dell’Università Carlos 111 di Madrid e Fernanda Cecchini, assessore all’agricoltura della Regione Umbria, moderato da Maria
Laura Rodotà del Corriere della Sera.
Ad un anno di distanza dall’ultimo incontro, ci si è ritrovati in una gremita Sala dei Notari a riflettere non solo sulla condizione delle donne nella nostra società e nella nostra Italia, non solo sullo slogan “se non ora quando”, ma soprattutto su cosa è possibile fare e su come farlo.
Al quesito posto dalla Rodotà, moderatrice dell’incontro, ha risposto per prima la Camusso la quale ha posto principalmente l’accento sulla necessità di uscire dalla condizione di “solitudine” intesa come isolamento del singolo nella società.
Ogni persona, infatti, ormai ragiona singolarmente, pensando che la propria condizione di precario, disoccupato, ecc. sia unica ed esclusiva arrivando anche a riternersi incapace di uscire da tale condizione, non considerando invece il contesto sociale e gli “altri”. La prima cosa da fare, dunque, è rompere tale condizione di solitudine, smorzare l’idea dell’individualità esclusiva ed inziare a pensare che il Paese è fatto di persone, tante, che condividono condizioni e problemi comuni, ma che hanno anche aspirazioni tendendo alla ricostruzione del pensiero collettivo in quanto esiste l’esigenza di cambiare l’ordine delle cose.
Irene Tinagli, ricercatrice e studiosa che da molti anni vive all’estero, ha sottolineato come ancora in Italia esista l’esigenza di parlare ancora di condizione e del ruolo della donna in quanto ancora esistono situazioni in cui effettivamente il genere femminile è poco rappresentato.
Il dibattito è proseguito poi su un ulteriore questito lanciato dalla Rodotà: “Come si fa ad essere assertive se si è precarie?”.
E’ intervenuta la De Gregorio, la quale, ribadendo l’esistenza di condizioni quali la precarietà,  la disoccupazione,  la fuga dei cervelli, ha anche sottolineato il fatto che dagli anni ’90 è cambiata la percezione delle donne di se stesse.
Molto spesso, la condizione di emersione difficile, infatti, ha portato all’accondiscendenza a scelte di comportamento molto spesso poco plausibili e consone, soluzioni immediate per guadagni facili. La Camusso, poi, ha sottolineato anche che la condizione di precarietà in Italia si differenzia rispetto al resto del mondo: maggiore cultura e livello di istruzione più alto, infatti, comportano nel nostro Paese una condizione di maggiore precarietà ed incertezza.
Sul tema generale, dunque, molte le osservazioni nel tentativo di individuare linee comuni da seguire per tentare di uscire, finalmente, dallo stallo in cui ci si trova ed in cui soprattutto si trovano le donne italiane. La soluzione della questione di precarietà resta legata alla consapevolezza delle proprie capacità, alla voglia di farsi sentire.
Il precariato delle donne non risiede solo nel lavoro, ma è una condizione esistenziale che appartiene principalmente alle donne, in un’Italia che stenta a decollare, o meglio a rinascere.
Da incontri come questi si spera possano nascere nuove consapevolezze. La grande partecipazione non solo di donne, ma anche di uomini, fa sperare nel cambiamento. E’ necessario partire da se stessi. Per attuare il cambiamento di cui tanto si parla e che rischia di restare, altrimenti, un’utopia.
Eliana Ciappina


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