PER RIPRENDERCI LA NOSTRA DIGNITA'

venerdì 18 marzo 2011

18 MARZO: RASSEGNA STAMPA



Domani iniziativa promossa dal comitato reggiano ‘Senonoraquando’

Ci siamo poste delle domande. Insieme, diamoci delle risposte! Per non disperdere le risorse e la grande partecipazione dimostrata nel voler percorrere un cammino di ascolto, di elaborazione e di condivisione ci poniamo queste e moltissime altre domande:
Perché non è stato pienamente valorizzato l’immenso patrimonio di competenze e saperi delle donne? Come il punto di vista delle donne può essere uno dei pilastri rifondativi dei rapporti sociali e delle culture politiche ?
Perché in un Paese a bassa natalità , la maternità non è ancora acquisita come valore sociale ed è anzi spesso penalizzante per le donne?
Perché ancora nel 2011 non esistono le stesse opportunità di accesso al lavoro, la parità salariale e le stesse possibilità di carriera tra uomini e donne?
Perché il lavoro di cura non è riconosciuto come bene comune e come valore sociale, da condividere e da sostenere con adeguate politiche pubbliche?
Perché in uno Stato bloccato dalla mancanza di ricambio generazionale, a tutti i livelli, si stanno dilapidando le energie e le risorse di intere giovani generazioni?
Parliamone insieme e diamoci una risposta!!
Assemblea aperta giovedì 17 marzo 2011 ore 15,00 presso il Centro Sociale Catomes Tot in Via Panciroli, 12 ( parcheggio Piazzale Fiume) a Reggio.

Molfetta, seconda manifestazione «Se non ora quando»: timori e incertezze per le future donne
MOLFETTA - Pioggia e cattivo tempo non hanno impedito di rivendicare, ancora una volta, la dignità e i diritti delle donne, continuamente calpestati in una società sempre più dedita alla mercificazione del corpo femminile. Questo il tema della manifestazione «Se non ora quando», organizzata dal Comitato «Molfetta per la Dignità delle Donne» e tenutasi nella Sala Finocchiaro della Fabbrica di San Domenico.
Dopo la fiaccolata del 13 febbraio, tra musica, poesie e varie testimonianze, gli organizzatori hanno ripreso a difendere il ruolo e la figura della donna, tenendo sempre desta l’attenzione del numeroso pubblico, coinvolto nel canto di note canzoni aventi la donna come protagonista e divertito con citazioni in vernacolo diRosaria Scardigno. Dalla lettura di citazioni, poesie, lettere e testimonianze di madri, insegnanti ed educatori, sono stati evidenziati dubbi e domande, timori e incertezze sul futuro di bambine che saranno le donne di domani.
In una società che dispensa ogni giorno modelli di bellezza frivola e fine a se stessa, esempi di donne che sfilano con corpi statuari sugli schermi dei nostri televisori è davvero diventato difficile riuscire a trasmettere alle bambine di oggi, future donne di domani l'interesse per la cultura, i valori e per solidi ideali, ammaliate come sono solo dai trucchi, dallo smalto sulle unghie e dall'aspetto esteriore. In questa società dell'apparire che invita perennemente le donne a seguire facili “scorciatoie” per raggiungere mete ambiziose, concedendosi a uomini ricchi e potenti, riusciremo noi madri e padri a combattere contro questa società e a insegnare loro che le uniche vie da seguire sono il lavoro, l'impegno e il sacrificio?


"Il sindaco di Cuneo ancora una volta se ne frega delle pari opportunità e nomina tre uomini nel Cda della Fondazione Crc": Liliana Meinero all'attacco
SU FACEBOOK LA CONSIGLIERA RIBADISCE LA NECESSITÀ DI UNA MAGGIORE PRESENZA FEMMINILE IN AZIENDE PARTECIPATE, COMMISSIONI E ISTITUZIONI
Avuta notizia delle nomine del Comune nel Cda della Fondazione Crc, sul gruppo Facebook che a Cuneo ha organizzato la manifestazione "Se non ora quando?", la consigliera Liliana Meinero critica la decisione del sindaco di scegliere tre uomini.
In un post Liliana Meinero scrive: “Il sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia, ancora una volta e come sempre se ne frega delle pari opportunità e nella fondazione, avendo la possibilità di nominare 3 persone ha nominato 3 uomini , benché avesse a disposizione dei nominativi di donne più che idonee.

Gli ho già telefonato per ringraziarlo. A fine anno in Consiglio Comunale era stato approvato un odg con cui il sindaco si impegnava a fare scelte di genere: che facciamo donne?”.

La consigliera aveva già portato alla ribalta la questione della presenza femminile in aziende partecipate, istituzioni e commissioni. Meinero aveva sottolineato che su 35 enti per i quali il Comune nomina suoi rapprentanti, 65 incarichi sono ricoperti da uomini a fronte dei 26 assegnati a donne.

In un successivo comunicato fatto pervenire alla nostra redazione, la consigliera Meinero scrive: “Egr. Direttore, si sta verificando ciò che temevo: stanno uscendo i nomi dei nominati (scusi la ripetizione) nella Fondazione CRC: UOMINI e solo uomini: il sindaco di Cuneo, che ha a disposizione la scelta di 3 membri non ha saputo ne' voluto fare una scelta di genere, nonostante l'impegno che gli derivava da un ordine del giorno presentato e votato a maggioranza in Consiglio Comunale.

A nome mio e di molte donne altamente qualificate ed in possesso di curricula pari , se non superiori, a quelli dei signori nominati, non solo dal comune di Cuneo, vorrei esprimere la mia amarezza, delusione e rabbia.

Il problema è che le donne si sono limitate a far valere i propri titoli di merito e di competenze maturate nel proprio ambiente di lavoro e di vita, non si sono legate a nessun partito: QUESTO E' L'UNICO VALORE CHE CONTA!!!”



Nessuna conquista 
e per semper









Qualunque SIA Che la sorte mi toccherà, SII Certo, Assicura ed also I Nostri Genitori, Che io scelgo this via con la Piena coscienza di Compiere delle Nazioni Unite dovere imprescindibile dettato volo dalla mia coscienza di uomo di Lotta, e di italiano. Nessuna esitazione vi e Stata NEL mio animo, e prego te ed i Genitori di non turbarvi per me: siate orgogliosi Tranquilli ed. La Causa del Paese e quindi di tutti "Gli italiani SI difende Nelle montagne Sulle Quali mi accingo uno Tornare " .
Queste le parole del Che SONO Luigi Capriolo scrisse al fratello, Pochi Mesi prima di morire, Impiccato Dai nazifascisti. Luigi Capriolo, partigiano. Non sappiamo Molto di Lui. Che sappiamo Ma, venuto Other molti, è morto per regalarci Quella Carta Che Berlusconi, il Che Nostro malgrado ci rappresenta, ha definito bolscevica, comunista, ONU ostacolo perche Silla e via del Potere. UnaCostituzione nata Dal Sangue di chi SI e chi deteneva opposto uno delle Nazioni Unite "Potere personale ottenuto non con Gli squadristi, ma innanzitutto con la propaganda.
E Quanto dobbiamo restare in ostaggio Noi, Oggi, di Berlusconi e tollerare la SUA Personale attuazione degli Undici Principi di Goebbels , col sospetto Che non conosca neppure chi Fosse Goebbels, ma conosca Benissimo comunque la Potenza delle Sue Televisioni private e Pubbliche o con del Denaro Il puo permettersi Quale, ormai Alla luce del sole, di convincere le coscienze di qualche parlamentare dubbioso? NON E FORSE UN Principio di Goebbels, quello della semplificazione e del Nemico Unico, addossare sui "Comunisti" per lui "o" clandestini per la Lega, l'origine di OGNI maschio? E NON E UN Altro Principio di Goebbels, quello dell'esagerazione e del travisamento, per trasformare qualsiasi Evento Quanto ottavino SIA, da Belpietro uno CapezzoneFino Alla statuetta del Duomo, in grave pericolo?
FORSE non afferma il Principio di orchestrazione, il Che bisogna ripetere instancabilmente Poche Idee, Senza dubbi o incertezze, vieni quando Sparano CIFRE sui Processi O Sulle assoluzioni? E NON E UN Altro Principio di Goebbels quello del Rinnovamento continuo, di Cambiare Argomento di Fronte Alle Domande secche?
Ed e also NB Tutti gli ingredienti per il Che attentano Alla Costituzione e con ESSA Pubblica Alla scuola: perche con la Scuola Pubblica muoia also la memoria . Perchè CI SI Dimentichi della Storia e non SI Vigili Più. Perchè Gli eroi Siano Craxi, Mussolini, Gelli e Andreotti, e non Luigi Capriolo, Antonio Gramsci e Piero Calamandrei. Piero Calamandrei, il Che NEL '55 affermava : "Dovunque è morto un italiano per riscattare la Libertà e la dignità, Andate lì, o Giovani, col pensiero perche lì e nata la Nostra Costituzione ". NB Tutti gli ingredienti e il Che dobbiamo Ricordare una e B. Alla corte SUA, il Che se vogliono Cambiare la Costituzione non potranno farlo CON NOI. Dobbiamo dire una Li Chi appoggia il Che uccidono non solo delle Nazioni Unite Pezzo di Carta, ma la memoria del Passato, e Insieme ad ESSA le Garanzie di Giustizia e Libertà per il Futuro.
E arrivato il Momento di UNIRE le FORZE . FORSE ignoriamo Che La Nostra divisione e l'Acqua NELLA Quale sguazza Il Caimano Che AVEVA ben rappresentato Nanni Moretti nel finale Quel colomba il popolino, ormai svuotato di qualsiasi Critica capacity, SI incaricava di gettare bombe Molotov Contro chi AVEVA Osato condannare il Loro Capo. Ed e arrivato il Momento di opporsi , piu di prima. Di esigere da chi fa chiamare SI opposizione, Una opposizione vera, Oggi il Che, con il parlamento svuotato dei Suoi Poteri, con decreti e voti di fiducia (si, qualcuno ricorderà, insegnava il Gran Maestro Licio Gelli), vuol dire smettere di cercare delle Nazioni Unite compromesso, vieni SI Fatto e finora, per bloccare , NEL Vero Senso del Termine, i Lavori di parlamento delle Nazioni Unite e illegittimi di Governo delle Nazioni Unite.
Luigi Capriolo, NEL '44, scriveva al fratello Che Andare Sulle montagne delle Nazioni Unite era imprescindibile dovere, il Che si sentiva uomo di venire e di Lotta italiano. Ha difeso, vieni Tanti, la Libertà e la Giustizia. Oggi per Noi e Più facile : per difendere la Costituzione goderne basta , esercitare i Diritti di Che CI SONO static Donati e vigilare affinchè Nessuno SI permetta di toglierli.In Egitto, i Cittadini spontaneamente Hanno presidiato il Museo Egizio, Patrimonio di Quel popolo, Dai furti commissionati da tal quale Governo corrotto. Noi dobbiamo presidiare la Nostra Costituzione, Dallo scippo ai Danni di chi, per Costituzione Quella, ha Sangue Versato il: solo perche chi la rispetta e rispetta Quei morti, puo AVERE Il Diritto di proporre qualche modificazione. E non mi risulta Che tra il sole Novero dei governanti CI SIA qualcuno con queste doti morali.
Insomma, ci Insegna la Madre dei Sette Fratelli Cervi : Nessuna conquista e per semper . C'E Semper CHE E qualcuno interessato uno toglierla NB Tutti gli ingredienti per resistere e non solo delle Nazioni Unite dovere ma UNA comportare la. SI Altrimenti non va avanti.
Ps. NB Tutti gli ingredienti post costituisce il testo del mio Discorso Herzegovina in Manifestazione della Conclusione A della Difesa Costituzione , a Milano, il 12 marzo.

Lettera impossibile a Cristina di Belgioioso




Lettera a Cristina Trivulzio principessa di Belgioiosodi Rita Cavallari
Ti scrivo per dirti grazie.
Non so come chiamarti. Principessa? No, preferisco Cristina, una donna con gli occhi immensi, in cui ci si può perdere, senza trovare vie d’uscita. Lo diceva Alfred De Musset, e aggiungeva che i tuoi occhi erano terrificanti come quelli di una sfinge. Tu l’avevi respinto e lui si vendicava con frasi cattive. Gli uomini sono così, non sopportano che una donna sia più intelligente di loro, che sia in grado di gestirsi da sola, che sappia scegliere ciò che vuol fare senza chiedere il loro consenso.
Quando hai fondato La gazzetta Italiana hai deciso di dirigerla tu stessa. Un giornale politico diretto da una donna! Scandaloso, semplicemente scandaloso, così commentava Terenzio Mamiani, che pure si professava tuo amico.
E a Roma, durante la Repubblica Romana? Lì hai superato te stessa, hai fatto qualcosa che mai era stata sperimentata prima: hai fondato l’assistenza infermieristica moderna, hai inventato l’organizzazione degli ospedali da campo per la cura dei feriti in guerra. A Roma, centro del potere temporale dei papi, hai osato mettere da parte monache e preti e hai affidato l’assistenza dei malati ad una struttura laica! Pio IX era livido di rabbia e i benpensanti vomitavano veleno contro di te. Sul tuo lavoro, che ha anticipato quello di Florence Nightingale, è stato calato un velo.
Il confronto tra te e la Nightingale è interessante. Lei è famosa in tutto il mondo ed in Inghilterra è una gloria nazionale!
E tu? Tu che hai in tutti i modi sostenuto le lotte risorgimentali, hai usato il tuo patrimonio per la causa italiana, hai combattuto a Milano contro gli austriaci e a Roma per gli ideali mazziniani, hai profuso la tua inventiva per la cura dei feriti, ebbene, nessuno ti ha additato ad esempio. Le strade intitolate al tuo nome si contano sulle dita di una mano. Quanto alle scuole, meglio lasciar perdere. Eppure, tu, di scuole, ne ha fondate parecchie: asili, scuole elementari, scuole agrarie, scuole femminili, tutte nei tuoi possedimenti di Lonate, per garantire ai giovani un futuro migliore.
Avevi realizzato scuole professionali perché sapevi bene che la libertà si raggiunge solo attraverso il lavoro, e quando dicevi libertà è soprattutto a quella delle donne che pensavi. E’ qui che si rivela la modernità del tuo pensiero, è per questo che oggi tu sei così prepotentemente attuale.
Per questo ti ringrazio, e vorrei che, a centocinquant’anni dall’Unità d’Italia, tu fossi presa ad esempio.


Napolitano, il federalismo rafforzi l'unità



Le frecce tricolori a Roma
Roma, 17-03-2011
"Orgoglio e fiducia" per la "straordinaria impresa storica" che e' stata l'unificazione italiana. Lo ha detto Giorgio Napolitano nel suo discorso alla Camera.
"La memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto possono risultare preziose nella difficile fase che l'Italia sta attraversando, in un'epoca di profondo e incessante cambiamento della realta' mondiale", ha aggiunto Napolitano.
Tali memorie, ha affermato "possono risultare preziose per suscitare le risposte collettive di cui c'e' piu' bisogno: orgoglio e fiducia; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare; senso della missione e dell'unita' nazionale. E' in questo spirito che abbiamo concepito le celebrazioni del Centocinquantenario".
Con il federalismo deve essere rafforzata l'unità
"Oggi dell'unificazione celebriamo l'anniversario vedendo l'attenzione pubblica rivolta a verificare le condizioni alle quali un'evoluzione in senso federalistico - e non solo nel campo finanziario - potra' garantire maggiore autonomia e responsabilita' alle istituzioni regionali e locali, rinnovando e rafforzando le basi dell'unita' nazionale. E' tale rafforzamento, non il suo contrario, l'autentico fine da perseguire".
Costituzione base del nostro vivere comune
"Non ha nulla di riduttivo legare patriottismo e Costituzione. Una Carta che rappresenta tuttora la valida base del nostro vivere comune, offrendo, insieme con un ordinamento riformabile attraverso sforzi condivisi, un corpo di principi e valori in cui tutti possono riconoscersi".
"Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perche' disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse morali e umane. Ma ci riusciremo ad una condizione: che operi nuovamente un forte cemento nazionale unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilita"'.
Schifani, il paese si riconosce in Napolitano
A 150 anni dall'Unita' d'Italia, il Paese si riconosce nelle parole e nell'esempio del primo cittadino, garante dei valori e dei rapporti costituzionali, rappresentante della Nazione, dei suoi principi, delle sue prospettive di crescita e sviluppo". Con questo omaggio a
Giorgio Napolitano e' cominciato il discordo del presidente del Senato, Renato Schifani, alla commemorazione solenne del centocinquantesimo anniversario dell'Unita' d'Italia.
"Signor presidente - aggiunge Schifani - l'intera Nazione e i suoi cittadini hanno oggi un'unica voce nel suo messaggio al Parlamento, alle istituzione repubblicane, al popolo italiano".
"L'ammodernamento delle strutture, delle amministrazioni, della gestione della cosa pubblica e' urgente, non piu' rinviabile". A sottolinearlo e' stato il presidente del Senato renato Schifani, nel suo intervento alla Camera per le celebrazioni dell'Unita' d'Italia "Sara' efficace se verra' realizzato non contro una parte del Paese, ma al fine di rendere ogni realta' territoriale protagonista del rilancio e del riscatto dell'intero sistema Italia", ha ammonito Schifani.
Fini, festeggiare un dovere civile
 "Vivere e celebrare il 17 marzo oggi come festa nazionale e' un dovere civile per tutti gli italiani: dalla vetta d'Italia a Lampedusa", ha detto intervenendo in aula il presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Oggi bisogna far prevalere le ragioni del nostro essere italiani e del nostro stare insieme sullo strisciante egoismo, geografico o sociale". Con queste parole il presidente della Camera Gianfranco Fini conclude il
suo discorso alla cerimonia per i 150 anni dell'Unita' d'Italia
Solo 5 i leghisti presenti e non applaudono
Sono solo cinque i leghisti a partecipare, nell'Aula di Montecitorio, alla solenne cerimonia per i 150 anni dell'unita' d'Italia alla presenza del Capo dello Stato. Nell'Emiciclo la Lega e' rappresentata dal suo leader Umberto Bossi, dai ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli e dal sottosegretario Sonia Viale.
 Bossi, Maroni e il sottosegretario Viale, non partecipano agli applausi, durante il discorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma alla fine del discorso del presidente Bossi si alza e applaude.

Basta folklore"A volte c'è un po' di folklore in alcune esternazioni degli esponenti del Carroccio", ma sulle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia "non sono accettabili atti di scorrettezza e di ostilità". Dalle pagine di Repubblica il ministro della Difesa Ignazio La Russa avverte la Lega Nord: sono "campate in aria" alcune dichiarazioni
di esponenti leghisti, come quelle di Borghezio e Speroni, in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia.

Per il coordinatore del Pdl "sarebbe un errore" se la Lega inseguisse "posizioni estremiste solo per non perdere i voti di una parte minoritaria del partito".
"Dobbiamo avere la pazienza di aspettare che termini un percorso - dice La Russa della Lega Nord - Dalla richiesta di secessione a un federalismo solidale".
Nel pomeriggio la replica di Bossi che, parlando con i giornalisti a Montecitorio, riferendosi alle contestazioni di cui è stato fatto oggetto Berlusconi durante le celebrazioni dei 150 anni dell'Unita' d'Italia questa mattina, ha detto: "Peggio per lui".
Pro memoriaIl ministro definisce poi "strumentali" le polemiche della sinistra e si chiede "dov'erano Bersani e D'Alema" quando sono state ricordate le foibe. "I suoi esponenti - aggiunge La Russa - per mettere in difficolta' Berlusconi hanno detto 'noi siamo quelli dell'inno nazionale' anche se dovrebbero impararne le parole". "La scelta da parte della Lega del Nabucco - conclude - è la prova che il Carroccio è una tessera del mosaico più bello del mondo, l'Italia".


150 anni unità d’italia: il ruolo delle donne

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta….
è l’inizio dell’inno nazionale di Mameli, lo conosciamo tutti…dopo la magra figuraccia passata, anche i giocatori di calcio l’hanno ormai imparato!
Delle “sorelle d’Italia” si sente parlare poco, eppure c’erano!
E’ pur vero che 150 anni fa, il ruolo delle donne era marginale, collocato in una società che dava loro poco spazio, relegandole per lo più al compito casalingo di moglie e madre. Le donne erano per la maggior parte analfabete; l’istruzione, tanto più quella “superiore” era tutta maschile; le poche donne ricche e colte potevano esprimersi unicamente nei “salotti”.
E’ solo con la fine della seconda guerra mondiale che alle donne viene concesso il diritto di voto politico; fino ad allora erano completamente escluse dall’esercizio di decisione politica; addirittura fino al 1919 non potevano ricoprire impieghi statali o svolgere professioni che avessero a che fare con responsabilità pubblica!
Uscire dalla consuetudine del contesto familiare, risultava un’impresa ardua, ricoprire cariche di rilievo, gestionali o amministrative era pura utopia.
La donna poteva svolgere lavori “tradizionali” che la relegavano sempre ad un ruolo subalterno rispetto all’uomo.
Durante la prima guerra mondiale, la necessità di manodopera, a causa dell’impegno degli uomini sul campo di battaglia, richiese l’impiego lavorativo delle donne per la produzione di materiale bellico, fù un primo passo verso l’inserimento delle donne nel mondo lavorativo. Nonostante ciò i lavori extra domestici della donna infastidiscono ancora la morale pubblica che, fino agli anni ’60, relega il ruolo della donna alla cura di figli e casa.
E’ solo con le rivoluzioni femministe e femminili degli anni ’70 e l’emancipazione che ne consegue, che le donne si affacciano sul mondo del lavoro con una presenza rilevante e si liberano dal ruolo casalingo, cercando di trovare affermazione di se stesse anche nel mondo del lavoro.
Le donne sono state sempre considerate il sesso debole, subalterno all’uomo, non protagoniste ma ai margini di una società anacronistica perché non pronta ad accogliere l’emancipazione femminile, laddove l’esigenza femminile reclamava qualcosa di non definito ma che anelava alla parità dei diritti.
Sgomitando, le donne sono riuscite a farsi spazio in un mondo che non apparteneva loro, hanno cercato uno spazio che le gratificasse, aprendo battaglie per l’affermazione di propri diritti come quelle condotte da A.M. Mozzoni.
La novità che andava recepita non riguardava solo diritti affermati, tutele organizzate o approdi in ambiti nuovi, le donne dovevano poter partecipare al progresso, contribuire alla crescita della società, alle innovazioni, al di là del ruolo familiare.
Questo processo di cambiamento sociale non è ancora realizzato, trova le resistenze di unatradizione maschile radicata nel tempo, che ostacola l’inserimento della donna nel campo lavorativo, imprenditoriale, sociale, politico e di costume; non ne riconosce i meriti e a parità di livello ricade sulla scelta maschile. Ciò è fortemente penalizzante per le donne che, ancora oggi, si trovano a scontrarsi con questo sistema arcaico che non dà loro spazio e riconoscimento che meritano. La riorganizzazione sociale stenta a procedere e la lentezza risulta spesso disarmante.
Ma chi ha iniziato questo processo di ri-considerazione sociale della donna?
Forse la risposta è proprio da trovare nelle 
sorelle d’Italia durante il Risorgimento. Sono le spose, le madri, le figlie e le sorelle di coloro che hanno scritto la storia. Sono figure femminili ai margini, spesso nemmeno citate nei libri di storia, ma c’erano…erano lì a condurre una battaglia per il cambiamento per i loro uomini ma anche per se stesse, nascoste e sconosciute, all’ombra dei loro uomini, occupanti di un ruolo cui la storia non rende giustizia.
Pochi nomi ci sono noti a causa di questa non riconoscenza del ruolo della donna; tra questi Anita Garibaldi, moglie dell’eroe dei due mondi, combatté a fianco del marito in numerose battaglie; Cristina Belgiojoso che guidò la rivolta dei patrioti napoletani nel periodo delle Cinque giornate di Milano; Rose Montmasson, moglie di Francesco Crispi e unica donna tra i Mille. Donne non solo presenti per sostenere i propri uomini, ma donne-combattenti….e ancora donne che propagandavano i nuovi ideali recepiti in seguito con l’Unità d’Italia, come Costanza D’Azeglio, nobildonna che sfruttava la propria posizione sociale per favorire nei salotti discussioni sul tema.
Tante sono le donne in questi 150 anni di Unità d’Italia che vorremmo ricordare perché si sono distinte per i loro successi, sfuggendo ai pregiudizi: Maria Teresa di Calcutta, Maria Montessori, le 21 donne facenti parti della Costituente, incaricate con i colleghi di scrivere la Costituzione Italiana, il premio Nobel Rita Levi Montalcini, le imprenditrici, le tante attrici, atlete, cantanti italiane….
…a queste donne va il nostro grazie, perchè la loro affermazione è anche un pò la nostra.
C’è ancora molta strada da percorrere per arrivare alla parità dei diritti, quando una donna sarà considerata alla stessa stregua di un uomo, quando a parità di prestazioni potrà ottenere le stesse gratificazioni dell’uomo, quando diventare madre non comporterà più la scelta fra famiglia e lavoro, quando avere dei figli non sarà più una penalizzazione per chi cerca lavoro, quando il tasso di occupazione sarà equilibrato tra uomo e donna.
… forse rimarrà solo l’utopia di una sognatrice, ma sono sicura che sognatrici come me ce ne siano tante!








UNITA' D'ITALIA: FLASH MOB AL GIANICOLO DELLE DONNE DI “SE NON ORA QUANDO”
Roma, 17 mar. (Adnkronos) - Flash mob al Gianicolo di 'Se non ora quando'. Tra le 10 e le 11, durante le celebrazioni per il 150 dell'Unita' d'Italia un gruppo di donne del Comitato ha esibito magliette, cartelli e striscione per sottolineare ''il contributo che le donne hanno dato al nostro Paese fin dalla sua costituzione (ma la storia spesso oscura le grandi donne del passato, raccontando una versione solo maschile) e soprattutto evidenziare che, mai come oggi, le donne rappresentano la possibilita' concreta di un nuovo Risorgimento, culturale, sociale, economico del nostro Paese''.
Contemporaneamente al flash mob le 'Donne di carta' hanno narrato ''le voci di un'Italia al femminile che ha versato idee e anche sangue per costruire il nostro Paese: voci Risorgimentali, accanto a voci della Resistenza: le donne che hanno fatto l'Italia''.
17/03/201



Femminismo di destra

Se non ora quando

Intervista a Flavia Perina di Francesca Lombardi

14.03.2011- Cordiale come se conversasse con un’amica, Flavia Perina ,quasi 53 anni, dal suo studio alla redazione de il “Secolo d’Italia”, giornale di cui è direttrice , ha risposto ad una serie di mie domande.
Da sempre vicina alle problematiche femminili- negli anni '80, infatti, fondò insieme ad altre dirigenti femminili, un mensile, "Éowyn", primo esperimento di femminismo di destra-, la parlamentare italiana si è resa promotrice del movimento “Se non ora quandoed ha sfilato il 13 febbraio in piazza con molte altre donne,animate , come lei ,da uno spirito di rinnovamento femminista;stanche di vedersi riconoscere sempre più a fatica i propri meriti e di osservare come la “meritocrazia femminile” , mi si passi il termine, si fondi sulle grazie delle giovani piuttosto che sui loro curricula.

Vorrei partire con una domanda che sicuramente le avranno formulato svariate volte:come è nato il movimento di cui è promotrice , movimento che lei stessa ha definito “trasversale e non antiberlusconiano sic et simpliciter”?

E’ nato dall’incontro fra una serie di donne con esperienze diverse. L’iniziativa è partita dalle sorelle Comencini che si sono impegnate a trovare una serie di persone di sesso femminile rappresentative delle diverse aree politiche,dedite all’impegno sociale,attive all’interno dei sindacati o all’interno dei partiti per sostenere il comitato promotore di “Se non ora quando”.
L’ idea di fondo era quella che esistesse fra le donne italiane una saturazione per la situazione che le vede non solo pagare il prezzo probabilmente più alto della crisi,ma anche delegittimate come cittadine,nella loro immagine pubblica e nel ruolo sociale e che bisognasse quindi dar voce alla voglia di dire << Adesso basta!>>.

Quindi cosa ci si è proposti di modificare nello scenario socio-politico italiano dando vita al movimento?

Da lì sono nati gli incontri e la lettera che ha costituito la piattaforma della manifestazione del 13 febbraio,sicuramente con la percezione che ci sarebbero state una serie di manifestazioni importanti,ma nessuna di noi si aspettava un successo così enorme, successo che ha rivelato come non solo il problema esistesse,ma anche che la sensibilità delle donne fosse pronta a tutto questo,assai di più di quanto non immaginassimo . Di fatto io credo che non sia nato un movimento,ma si sia espressa una voce delle italiane di cui non potranno non tener conto la politica ,né altri soggetti nell’immediato futuro.

A questo proposito la storia ci insegna che la posizione della donna ha subito un’evoluzione rispetto al principio del secolo scorso,ma questa ascesa è stata lenta e difficile. Dalle suffragette che rivendicavano il diritto al voto a donne come la Merkel , la Marcegaglia il cammino non è stato agevole. Tuttora la donna si trova ad essere vittima di pregiudizi e l’avanzamento di carriera le è spesso difficile. Pensa che la bocciatura al Senato dell’ 8 marzo della proposta di legge sulle quote rosa nei CDA derivi proprio da questo modo di sentir comune?

In realtà adesso la legge sui CDA è stata approvata,certo un po’ corretta, e c’è un forte impegno per portarla all’approvazione definitiva. Questo, secondo me , è un esito delle nostre manifestazioni perché probabilmente, senza esse, la proposta di legge sarebbe stata accantonata sine die, mentre dopo le manifestazioni lo stesso PDL ha riconosciuto l’assoluta necessità di dare dei segnali di vicinanza alle donne, per non perderne per sempre il consenso.

Sicuramente è un traguardo importante. Lei , che ha da sempre lottato per i diritti delle donne, ha incontrato qualche difficoltà per affermarsi lungo il suo cammino?

I percorsi delle donne della mia generazione sono più o meno simili. Noi abbiamo profuso un forte impegno individuale perché abbiamo dovuto dimostrare spesso di essere più brave degli uomini. Non bastava essere altrettanto brave, bisognava esserlo di più per esercitare le stesse mansioni. Tutte noi vivevamo in una cultura che non era abituata a vedere le donne ricoprire determinati ruoli e pertanto abbiamo la percezione che in questo momento l’Italia rischi di fare dei passi indietro ,perché nell’immaginario collettivo nazionale si sta riaffermando l’idea che la donna sia in qualche modo un soggetto decorativo, un cittadino di serie b ,una persona che lavora solo per portare a casa un secondo stipendio, quindi non meritevole delle stesse garanzie di cui gode un uomo. Altrove le risorse femminili sono considerate un fattore di sviluppo molto importante, da noi accade il contrario.


A questo proposito lei ha dichiarato << Noi ci battiamo contro l’idea che la selezione della rappresentazione femminile avvenga con il metodo Mora>> ed è stata per questo accusata di tenere più alla sua carriera che alla lotta femminista nuda e cruda.

Sì , è stata una affermazione strettamente collegata alla vicendaRuby che è stata si può dire, “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Io ho sempre sostenuto che non sia rilevante la sfera privata delle persone , ma è molto importate per la politica e per la rappresentazione della politica,soprattutto, il tema della selezione della classe dirigente.
Nella vicenda Ruby secondo me il tema centrale è stato che ci fossero in gioco ruoli politici di grandissima importanza assegnati a persone prive di titolo, il cui unico merito è stato quello di aver partecipato a delle feste. Questo ovviamente scoraggia molte donne che desiderano entrare in politica e dà delle donne impegnate politicamente un’immagine grottesca perché i cittadini possono pensare che così facciano tutte e soprattutto squalifica l’immagine di un centro destra che opera con criteri di questo tipo per selezionare la classe dirigente.

Certo e implicazione sociale di questo tema è la demotivazione che nutrono le giovani donne rispetto al loro futuro proprio perché assistono all’affermarsi di donne per la loro esteriorità piuttosto che per i meriti o i titoli accademici conseguiti.

Io penso che il vero rischio sociale sia quello di far passare un tipo di cultura che diffonda l’idea, anche nelle ragazze che si danno tantissimo da fare per laurearsi, per arrivare ad una collocazione sociale, che darsi da fare sia da “scemi”. Già è difficile in Italia farsi rispettare, ottenere rispetto di sé stessi , impegnarsi a fondo per perseguire degli obiettivi .
Le ragazze potrebbero pensare << Tutti usano delle scorciatoie,ma chi me lo fa fare di impegnarmi?>>. Questo rischia di essere davvero demolitorio . Fra l’altro si cancella il tema del merito che è stato il fulcro dell’ azione politica del governo . Il PDL ha insistito pesantemente sul tema del riconoscimento del merito, ogni volta che ha affrontato un provvedimento sull’università, sul lavoro, sui dipendenti pubblici.

Certo, basti pensare al decreto Brunetta.

Sì e l’ aspetto più grave è stata la difesa di questo tipo di situazione da parte di esponenti del PDL . Ciò ha creato in assoluto più danni ,perché difendere questo comportamento asserendo che sia normale, che lo fanno tutti, vuol dire consigliare alle giovani donne,ma anche a quelle un po’ più mature ,di emulare quelle più disponibili e di non perdere tempo a seguire la via maestra che è quella dell’impegno , dello studio.

Altro punto da analizzare è quello secondo cui giovani donne a causa delle condizioni che il mercato del lavoro e la crisi finanziaria impongono preferiscano non cercare lavoro e dedicarsi alle attività domestiche per non essere “costrette” a lavorare svariate ore al giorno, sottopagate.

Non ho dati alla mano su questo aspetto ,ma ritengo che oggi siano delle privilegiate le donne che non hanno la necessità di cercare lavoro e che siano la minoranza, spero, coloro che sognano di incontrare un marito ricco e di “farsi mantenere”.
La maggioranza delle donne accetta tutto quello che trova sul mercato : contratti precari, turni di notte, sperando ,attraverso un percorso di precariato di arrivare ad un lavoro garantito.
Questa è la stessa cosa che ha fatto ogni generazione, ma ad esempio, la mia generazione sapeva che nell’arco di 5 – 6 anni al massimo ,dandosi da fare, da un lavoro precario si sarebbe approdati ad un lavoro garantito. Questa generazione, invece, questa aspettativa non la ha più, immagina sé stessa in uno stato di precarietà permanente.

Quindi lei è d’accordo ad esempio, con Susanna Camusso , segretario CGIL, che in un’ intervista per “la Repubblica” ha affermato che la vera forma di contraccezione è oggi il precariato?

Queste sono dichiarazioni in un certo qual modo sloganistiche . Il precariato a vita certo impedisce di fare qualsiasi investimento sulla vita personale o comunque lo rende problematico. Richiede enormi dosi di ottimismo compiere scelte come quella della maternità ; ma non la vedrei in termini così drastici, semplicemente l’età del primo parto o del matrimonio si è spostata in avanti in Italia rispetto agli altri Paesi d’ Europa proprio perché è difficile acquistare stabilità economica.

Quindi lei consiglierebbe alle giovani donne di non arrendersi e di perseguire i propri obiettivi,che siano il conseguimento di un titolo universitario o l’affermarsi sul posto di lavoro?

L’unico consiglio che mi sento di dare, se di consiglio si può parlare, perché le donne non si arrendono per carattere ,è quello di accantonare l’idea che ci sia una sorta di automatismo nella progressione delle loro vite o nel raggiungimento di certi traguardi, il pensare “le cose vanno così e non potrebbero andare diversamente” . Senza impegno le cose non accadranno per caso, quindi, secondo me , il nocciolo del messaggio lanciato il 13 febbraio è stato quello della partecipazione politica in prima persona. Cioè a dire è necessario “mettere la faccia” in una rivendicazione , in una protesta, in un segnale di disagio perché è impensabile aspettarsi ,senza questo tipo di impegno, che le cose si aggiustino da sole. Non si aggiusteranno. E’ necessario essere compatte sulle richieste di riconoscimento di alcuni diritti.

Francesca Lombardi*
* Studentessa dell' Università degli Studi del Sannio di Benevento


LE DONNE PROTAGONISTE DEL RISORGIMENTO

Iniziativa del gruppo "Senonoraquando.mogliano"
MOGLIANO - Giovedì, 17 marzo 2011, nell’ambito della festa per i 150 anni dell’Unità d’Italia, un gruppo di donne del Comitato “senonoraquando.mogliano” consegnerà al Sindaco un elenco di donne del Risorgimento.
Spiegano dal gruppo: «Un elenco importante, il sindaco ne tenga conto nelle prossime intitolazioni di vie, edifici pubblici o altro. Ci siamo infatti accorte con rammarico che su 312 vie a Mogliano solo 8 sono intitolate a donne.
Quello di far emergere le donne invisibili del Risorgimento è solo un piccolo gesto simbolico, ma richiama la necessità, espressa in maniera visibile e partecipata anche a Mogliano il 13 febbraio, di dar voce alle donne, alle loro preoccupazioni, ai loro bisogni, ai loro sogni.
In un’ Italia che, attraverso i media, propone immagini di donne oggetto da usare e da comprare, in una Mogliano che non ha neppure più un Assessorato alle Pari Opportunità, abbiamo sentito il bisogno di far sentire che ci sono “altre donne”.
Donne preoccupate per il mondo che le circonda, ma soprattutto per la condizione femminile, perché sanno che nei momenti di crisi le prime a rimetterci sono proprio le donne, con la perdita del lavoro e i tagli al bilancio sociale che scarica ancor di più sulla loro pelle la cura di anziani e minori e, a volte, la sopravvivenza della famiglia.
Per questi motivi svolgeremo un’attenta azione di controllo perché non siano smantellati i servizi sociali garantiti fino ad ora, e di vigile indirizzo sulle priorità delle scelte amministrative».



17-03-2011
150* UNITA': LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA OGGI IN CALABRIA



(ASCA) - Catanzaro, 17 mar - Questi alcuni appuntamenti inprogramma per oggi in Calabria in occasione delle celebrazioni del 150 anni dell'Unita' d'Italia: - Cosenza: manifestazioni per l'Unita' d'Italia conferenza concerto ''Risorgimento in parole e musiche'' (Palazzo dei Bruzi, ore 18); - a seguire ''Notte tricolore'' (Palazzo Arnone, ore 20); la storia della canzone italiana con il maestro Dino Siani (Teatro Rendano, ore 21); - Cosenza: manifestazione per la festa dell'Unita' d'Italia promossa dal comitato ''Se non ora quando?'' con ''Coccardiamo la citta''' (Piazza dei Bruzi, ore 11,30); - Catanzaro: cerimonie per i 150 anni dell'Unita' d'Italia con l'alzabandiera (Piazza Matteotti, ore 9,30); a seguire intitolazione piazza (Largo Politeama, ore 10,30); inaugurazione della Sala del tricolore nell'Ufficio territoriale del Governo (Prefettura, ore 11); sfilata d'epoca promossa dalle istituzioni locali per la festa dell'Unita' d'Italia (Piazza Prefettura, ore 12,30); ammainabandiera (Piazza Matteotti, ore 17); - Reggio Calabria: manifestazione per i 150 anni dell'Unita' d'Italia con l'alzabandiera (Arena Ciccio Franco, ore 9); - Gerace: presentazione del catalogo della mostra ''Tra mito e realta'.

Il Risorgimento calabrese: personaggi, luoghi e fatti'' (Museo storico, ore 10); - Squillace: manifestazioni per l'Unita' d'Italia (Piazza Risorgimento, ore 16,15); - Villa San Giovanni: manifestazione promossa dall'Associazione Due Sicilie con un flash mob sul tema ''Non c'e' niente da festeggiare'' (Piazzale stazione ferroviaria, ore 11,30); - Fuscaldo: manifestazioni per l'Unita' d'Italia con mostre e la convocazione del Consiglio comunale (Palazzo municipale, ore 10); - Lamezia Terme: concerto dedicato alle celebrazioni per l'Unita' d'Italia con l'orchestra della Provincia di Catanzaro (Teatro Umberto, ore 18,30); - Rossano: incontro sul tema ''Il contributo della Calabria all'Unita': il territorio di Rossano-Corigliano'' e presentazione del gioiello ''L'Italia nel cuore'' (Palazzo San Bernardino, ore 17); - Cenadi: manifestazioni per l'Unita' d'Italia con il coinvolgimento delle scuole e delle famiglie (Centro storico); - Lamezia Terme: assemblea plenaria della rete per la difesa del territorio ''Franco Nistico''' (Sede Cgil, ore 10); - Crotone: manifestazioni per l'Unita' d'Italia con alzabandiera (Monumento Fratelli Bandiera, ore 10); a seguire partita istituzionale tricolore (Campo Antico Borgo, ore 11); mostra di pittura (portici piazza Pitagora, ore 12,30); concerto della banda ''Giuseppe Verdi'' (Teatro Apollo, ore 19).

red/dab/rob
(Asca) 

Unità Italia/ Genova, grande festa davanti allo scoglio dei Mille

Burlando: Lega ha perso un'altra occasione

postato 1 giorno fa da TMNews



Genova il 150° anniversario dell'Unità d'Italia è stato celebrato davanti allo scoglio di Quarto, da dove, nella notte tra il 5 e il 6 maggio del 1860, partì la spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi. Alla presenza dei vertici militari e dei principali rappresentanti delle istituzioni locali, tra cui il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, si è svolta la cerimonia dell'alzabandiera nel piazzale che ospita il monumento celebrativo dedicato ai Mille, gremito di cittadini, dalle prime ore della mattina, nonostante il maltempo. Ad issare il tricolore, sulle note dell'inno nazionale, sono state quattro donne militari, in rappresentanza dell'Esercito, della Marina, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Alla manifestazione hanno partecipato anche alcune decine di militanti del comitato per la dignità femminile "Se non ora quando?", che hanno distribuito alle tante donne presenti volantini con una versione alternativa dell'inno di Mameli: "Sorelle d'Italia alziamo la testa, facciamo sentire la nostra protesta, sorelle d'Italia è giunto il momento abbiamo diritto a metà Parlamento", recitava il testo. Al termine della celebrazione istituzionale, a cui non ha preso parte nessun esponente politico della Lega Nord, una delegazione del Pd, tra cui l'europarlamentare Sergio Cofferati, ha deposto una corona di fiori ai piedi del monumento che ricorda l'epopea garibaldina. Per festeggiare l'Unità d'Italia "non potevamo scegliere un luogo più simbolico di questo", ha dichiarato il governatore Burlando. "Del resto - ha proseguito - le celebrazioni sono cominciate proprio qui, il 5 maggio dello scorso anno, con la visita del presidente della Repubblica. Non mi aspettavo così tanta gente al mattino presto e in una giornata piovosa - ha sottolineato Burlando - questo vuol dire che questa lunga storia qualcosa ha lasciato", ha detto il presidente della Regione Liguria, che ha poi commentato le polemiche sollevate dalla Lega: "Hanno perso un'altra occasione - ha dichiarato Burlando - Nessun altro Paese europeo discute della sua storia in questo modo così balzano, solo per cercare di trarne un vantaggio politico. Pensare che si possa competere nel mondo ritornando ai grandi ducati mi sembra veramente complicato", ha concluso il governatore ligure. Anche l'europarlamentare del Pd Sergio Cofferati ha stigmatizzato il comportamento del Carroccio, parlando di "colpevoli defezioni". Secondo Cofferati quello della Lega è un atteggiamento "quasi grottesco perché è privo di argomenti e quelli che vengono usati -ha sottolineato l'ex sindaco di Bologna- sono semplicemente pretestuosi".



''Nei limiti della risoluzione dell'Onu, siamo disponibili a sostenere un ruolo attivo dell'Italia''. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani su un coinvolgimento italiano in Libia
''Nei limiti della risoluzione dell'Onu, siamo disponibili a sostenere un ruolo attivo dell'Italia''. Così il segretario del Pd Pier LuigiBersani su un coinvolgimento italiano inLibia, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini ha precisato: "L'Italia parteciperà attivamente" all'attuazione della risoluzione delle Nazioni Unite sulla Libia 1 e autorizza "l'uso delle sue basi e non solo". Lo ha annunciato in Senato riferendo alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, insieme al ministro della Difesa Ignazio La Russa, dopo il Consiglio dei ministri straordinario dedicato alla crisi libica. Da Bruxelles la Nato rende noto che prosegue, e anzi ha subito un'accelerazione la pianificazione militare di un eventuale intervento. "Condividiamo pienamente la risoluzione Onu", spiega Frattini, annunciando la prima conseguenza concreta di tale adesione: la chiusura dell'ambasciata italiana a Tripoli, il cui personale sta già rientrando. "E' una misura coerente con la condivisione e con l'attuazione italiana di questa risoluzione - continua il titolare della Farnesina - e abbiamo chiesto alla Turchia, che ha accettato, di curare i nostri interessi in Libia". Roma continua ad avere rapporti con il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, città dove resta aperto il consolato italiano.
La partecipazione "
attiva" alla risoluzione dell'Onu, ha aggiunto Frattini, ha anche l'obiettivo di "marcare l'assoluta lealtà dell'Italia alla prospettiva atlantica e dell'Unione Europea". Secondo Frattini il vertice sulla Libia in programma per domani a Parigi vedrà riuniti esponenti della Lega araba e dell'Unione africana, oltre che dell'Unione europea: "Saranno presenti quattro Paesi membri del G8 e altri come Spagna Polonia e Danimarca che hanno dichiarato di volersi attivamente impegnare nell'attuazione della risoluzione 1973".


Domanda retorica, oggi. Già, ma ieri?
C'era una vignetta sul Secolo XIX , dieci giorni fa. Metteva in relazione una possibile no fly zone con una pompa di benzina, che per l'occasione era disegnata come una bara, con attaccata la pistola per il carburante.
La vicenda libica è fra le più confuse che il Nord Africa ci ha dato in questi incredibili mesi, la meno trasparente, la più torbida per le presenze straniere che si aggiravano sul campo quando ancora le proteste erano sul nascere.
L'informazione ha vissuto una sorta di black-out nei primi giorni, reso ancora più evidente dalle immagini ancora nei nostri occhi di piazza Tahrir. Poche informazioni e contraddittorie. Emittenti che hanno sparato cifre tremende sulla contabilità della repressione del dittatore libico. Al Arabya, ripresa da tutti i giornali italiani (noi ci siamo astenuti) arrivò a parlare di diecimila morti. In un solo giorno. Per poi calare alla chetichella nelle ore successive. I primi bombardamenti sulla folla senza prove evidenti. Gli insorti che scorrazzano a bordo di pick-up Toyota equipaggiati con armi che sarebbero, sarebbero, state prese nelle caserme dei militari passati con gli insorti.
Tutto questo senza sminuire la violenza della repressione del regime, le notizie sui mercenari arrivati in charter, le immagini drammatiche che sono arrivate dagli ospedali, le fonti mediche.
Ma il racconto di una rivoluzione non può sottostare al dubbio della propaganda.
E, fatte salve le cronache degli inviati e dei loro occhi a testimoniare, non si può negare che ci sia stata una forte accelerazione sull'opinione pubblica perché si prendesse un partito. E che questa strategia, ormai collaudata, portasse all'eventuale accettazione di un intervento armato. Che sta arrivando, in nome della risoluzione Onu che prevede una zona di non sorvolo, l'unica arma davvero determinante in uno scontro - lo ricordavano gli stessi insorti - che si gioca su ampie zone allo scoperto fra militari e aviazione che hanno gioco facile a martellare le roccaforti espugnate dai ribelli.
Di fronte alle due parti in lotta, l'intervento della comunità internazionale appare quasi liberatorio: come si fa a stare dalla parte di Gheddafi? La domanda appare retorica, oggi. Già. Ma ieri?
Come ha fatto il governo italianoSilvio Berlusconi e la famosa finanza che non si pone certo problemi di etica, l'Europa e altri importanti Paesi amici di petrolio a tollerare, a stare con Gheddafi?
L'insorto che vuole liberare il territorio che presidia e il popolo disperato di chi attraversa deserti per approdare su spiagge e scogli europei non sono uomini eguali. I lager libici per migranti descritti così tante volte da inchieste e reportage, testimonianze dirette di violenze e torture, uccisioni, omicidi per abbandono nel deserto, tutto questo non ha provocato lo sdegno internazionale come ora accade.
Come si fa a baciare le mani al carnefice e guardiano del Grande bastione anti-immigrazione?
I motori dei jet si scaldano mentre scriviamo, la risposta tardiva della comunità internazionale è comunque arrivata, proprio quando - vero o falso che sia - i lealisti iniziavano a bombardare aeroporto e strade della città simbolo ribelle, Bengasi. Rimane quel sapore amaro dell'ineluttabilità di copioni già visti e del criminale gioco di finanza e potere che nutre le guerre.
Angelo Miotto















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